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Gli Ambienti

Iniziamo ora con la descrizione dei complessi e fragili ecosistemi custoditi nell'Area protetta.

Il fiume Le lame I gerbidi e i prati I boschi Galleria

I gerbidi e i prati
I settori, non umidi, prettamente erbosi del Parco possono dividersi in due categorie: a) i tratti nei quali da poco tempo non si verifica più apporto idrico, per cui il substrato è ancora per buona parte ciottoloso; b) zone dello stesso tipo del precedente, ma più antiche e perciò con substrato ormai compattato.
Si tratta nel primo caso dei “gerbidi”, nel secondo di praterie.
Nel gerbido le possibilità adattative sono minori e solo le cosiddette essenze “pioniere”, meno esigenti dal punto di vista idrico, sono in grado di germinarvi. Tipica è la presenza in questi ambienti delle piccole piante “grasse” a fiori gialli del genere Sedum, accompagnate dagli azzurri capolini della Vedovella annuale (Jasione montana), dalle corolle bianco-rosee della Garofanina spaccasassi (Petrorhagia saxifraga), dall’odorosa infiorescenza della robusta Artemisia di campo (Artemisia campestris).
I prati sono più ricchi di specie e considerati nella loro complessiva distribuzione nel Parco, annoverano la percentuale maggiore di essenze vegetali. Si passa dalle poco appariscenti ma frequenti graminee dei generi Brachypodium, Bromus, Festuca, Holcus, Poa, alle specie dai petali dalle più svariate colorazioni: il giallo dei verbaschi (Verbascum blattaria, nigrum, thapsus etc.) o dell’Agrimonia (Agrimonia eupatoria), il bianco dell’Achillea (Achillea millefolium), della Margherita
(Leucanthemum vulgare) o dello Strigoli (Silene vulgaris), il rosa o violetto del Cardo asinino (Cirsium vulgare), dell’Erba viperina (Echium vulgare) o della Buglossa comune (Anchusa officinalis), il rosso del Papavero (Papaver rhoeas) e della Mordigallina (Anagallis arvensis), l’azzurro delle Veroniche (Veronica arvensis, chamaedrys, persica etc.) e delle Campanule (Campanula patula e rapunculus). Altre zone aperte dove la componente erbacea si sviluppa, pur con maggiore difficoltà, sono le radure tra zone boschive o i margini delle varie strade o stradicciole sterrate che intersecano l’area del parco; spesso il manto vegetale è una stretta striscia tra la carreggiata e i vari fossi o canali. In questi ambienti, meno lussureggianti, alcune specie trovano le proprie condizioni ottimali. Ne sono esempio l’Erba cipressina (Euphorbia cyparissias), il maestoso e raro Cardo scardaccio (Cirsium eriophorum subsp. spathulatum), la significativa Carice strisciante (Carex repens), specie che in Italia è presente solo in Piemonte e che nel Vercellese ha la massima diffusione; tra gli arbusti hanno una discreta presenza la Ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius) e il salice meno legato agli ambienti umidi, il Salicone (Salix caprea), mentre il contingente esotico (N America) annovera, dalla tarda estate, la Fitolacca (Phytolacca americana). Le siepi sono una presenza tipica in questi contesti e sono prevalentemente caratterizzate da arbusti spinosi: Rovi (Rubus ulmifolius, con fiori rosa, e Rubus caesius, con petali bianchi) e Rosa canina (Rosa canina); attorno ad esse si avvolgono frequentemente l’indigeno Luppulo (Humulus lupulus) e le esotiche Caprifoglio del Giappone (Lonicera japonica), odorosissimo, e l’ultima arrivata, caratterizzata da un frutticino spinoso, il Sicios (Sicyos angulata).


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