L’area boschiva compresa nel Parco è, con il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino, la più consistente e varia di tutto il Vercellese, esclusa la Valsesia.
Se la suddetta fascia a salici immediatamente a ridosso del letto fluviale è di precaria stabilità, essendo legata al fluttuare della portata della Sesia, più all’interno le condizioni sono ben più favorevoli all’instaurarsi di una copertura stabile. Nelle situazioni di maggiore umidità, ove le piene autunnali o primaverili ancora riescono a spingersi, il Salice Bianco fa ancora valere la sua maggiore adattabilità e solo ove la falda freatica è ancor più bassa, per cui il periodo in cui i fusti possono essere sommersi è breve, comincia a prendere decisamente sviluppo un altro albero, l’Ontano nero (Alnus glutinosa). Molto meno frequente è nel Parco la presenza del Pioppo bianco (Populus alba), adattato a quelle stesse condizioni.
Situazioni similari alle suddette si verificano sulle sponde delle lame, ove è abbastanza singolare rinvenire anche alcuni esemplari di Ontano bianco (Alnus incana) che è generalmente una pianta delle stazioni di maggiore quota. In una fascia boschiva ancor più interna, ove di rado il fiume deborda, il manto comincia ad assumere una fisionomia decisamente più varia. Qui diviene consistente la presenza del Frassino maggiore (Fraxinus excelsior), compare l’Olmo campestre (Ulmus minor), pur nelle dimensioni ormai non più eccelse a motivo della grafiosi; appaiono inoltre le prime Farnie (Quercus robur). L’ulteriore e ultimo anello boschivo è quello dominato dalla più tipica delle essenze del bosco planiziario padano, la già citata Farnia; la fiancheggiano scarsi Tigli (Tilia cordata) e Aceri campestri (Acer campestre), mentre è abbastanza singolare la scarsissima presenza del Carpino bianco (Carpinus betulus), normale accompagnatore della Farnia nei boschi alluvionali padani. In questo contesto, schematicamente descritto, si è inserito, a partire da diversi decenni a questa parte, in ogni ambito padano, un elemento estraneo originario dell’America Settentrionale - che in misura più o meno forte ha alterato ogni situazione boschiva : la Robinia (Robinia pseudo-acacia). Col piano di assestamento forestale del Parco ci si ripropone di rendere gradualmente meno rilevante la presenza di questa essenza. Alle suddette specie arboree fa costante corredo, nei vari ambienti, una ben differenziata presenza di arbusti. Nei settori più umidi prevale decisamente il Nocciolo (Corylus avellana), accompagnato dalla Sanguinella (Cornus sanguinea), dal Viburno (Viburnum opulus) e dalla rampicante Dulcamara (Solanum dulcamara); negli altri settori sono ben diffusi il Biancospino (Crataegus monogyna), la Berretta del prete (Evonymus europaeus), il Ligustro (Ligustrum vulgare), la Frangola (Frangula alnus), il Prugnolo (Prunus spinosa) e le rampicanti Edera (Hedera helix), Vitalba (Clematis vitalba) e Madreselva (Lonicera caprifolium). Sono più rari, ma anche in altri contesti, per cui è il caso di farne menzione, il Crespino (Berberis vulgaris), sui margini dei gerbidi, lo Spino Cervino (Rhamnus cathartica), a lato dei sentieri, l’Olmo bianco (Ulmus laevis) sulle sponde della Lama Scavinella. Il corredo erbaceo delle formazioni boschive conosce un andamento stagionale che non ha riscontro negli altri ambienti. Qui, al riparo degli umori del fiume, il ciclo delle fioriture conosce sosta solo tra metà autunno e metà inverno e già a fine febbraio o ai primi di marzo, la Primula (Primula vulgaris) e i Campanellini (Leucojum vernum) spiegano le loro corolle gialle e bianche ai margini dei tronchi ancora spogli. Poco dopo, in mezzo alla lettiera della stagione passata, appare l’azzurro o il viola della Scilla silvestre (Scilla bifolia), specie che eccezionalmente si rinviene in Italia a quota così bassa, della Pervinca (Vinca minor), delle Viole e del raro Baccaro (Asarum europaeum) o l’anomala corolla gialla a 8-11 petali del Favagello (Ranunculus ficaria). Inizia poi il ciclo di sviluppo fogliare su alberi e arbusti e all’elemento erbaceo viene sempre più a scarseggiare la necessaria energia fotosintetica. Giungono ancora a buon sviluppo il Sigillo di Salomone (Polygonatum multiflorum) o l’Esperide (Hesperis matronalis), ma dalla seconda metà di maggio in poi le specie erbacee crescono per la maggiore solo ai margini dei boschi. Sul finire della stagione delle fioriture possiamo comunque ancora annotare in pieno bosco la presenza del Miglio ondulato (Oplismenus undulatifolius), tipica entità dei boschi padani, mentre sui margini annuncia l’autunno il nudo fiore (le foglie si svilupperanno la primavera successiva, col frutto in mezzo a esse) del Colchico (Colchicum autumnale). Anche a livello erbaceo si sono inseriti nel bosco elementi esotici che ne hanno alterato l’originaria fisionomia. Particolarmente consistente si è rivelato l’insediamento dell’americana Verga d’oro maggiore (Solidago gigantea), diffusa peraltro anche negli ambienti aperti. All’ombra dei boschi si rinviene anche il più consistente nucleo delle tracheofite che si riproducono con spore: le Felci. Accanto al campionario di entità frequenti anche altrove, come la Felce femmina (Athyrium filix-foemina) o le Felci maschio (Dryopteris filix-mas e affinis), nel Parco vi è una discreta presenza della rara Felce penna di struzzo (Matteuccia struthiopteris) che produce, diversamente dalle altre felci, (nelle quali l’apparato sporifero si forma sulla pagina inferiore delle foglie), una seconda generazione di foglie, all’interno del cespo di foglie primario, sulle quali si sviluppa l’organo sporifero.
Nell’esposizione degli aspetti floristici del Parco si è dovuta operare una decisa selezione del campionario, specialmente riguardo la componente erbacea; ciò in quanto il numero complessivo di specie individuato nell’area ammonta a oltre 600 specie. |