Le tipiche lame del Parco incidono sull’aspetto vegetale con un forte apporto di essenze decisamente igrofile e mesofile. Le specie che vi si rinvengono sono quelle usuali in questi ambienti: la Cannuccia di palude (Phragmites australis), la Lisca maggiore (Typha latifolia), il Giaggiolo acquatico (Iris pseudoacorus), il Coltellaccio maggiore (Sparganium erectum), la Menta acquatica (Mentha aquatica), la graminea Scagliola palustre (Phalaris arundinacea) dai fusti tenaci, i giunchi (specialmente Juncus effusus), diverse Carici e le tipiche specie fluttuanti sulla superficie dell’acqua, cioè la Lenticchia d’acqua (Lemna minor) o l’Erba gamberaia maggiore (Callitriche stagnalis).
Al contrario, alcune essenze di norma presenti in altre acque stagnanti al di fuori del Parco, come la Ninfea gialla (Nuphar luteum) e la Lisca palustre (Schoenoplectus palustris), sono qui piuttosto scarse. Non solo, è dato riscontrare specie che, in quanto rare in assoluto, rivestono un particolare interesse: ci si riferisce al Romice tabacco di palude (Rumex hydrolapathum) dalle grosse foglie o l’ancor più localizzato Crescione tetraploide
(Nasturtium microphyllum), simile al comune Crescione (Nasturtium officinale) assente però nel parco - e originatosi da un antico incrocio tra questo e una specie del genere Cardamine.Gli altri settori umidi del parco, cioè canali artificiali, fossi e rogge ospitano una flora similare, ma con una considerevole eccezione che data da 140 anni fa: << [..] L’indomani 21 luglio recandomi al Bordone non fu che uno sbirciare attraverso le acque di tutti i canali, sulle rive dei quali quasi per necessità si deve passare, e si fu alla sera, che favorito dalla riflessione dei raggi solari dalla parte opposta alla mia, nel canale principale della suddetta Cascina vi scorsi qualche cosa, che all’Isoëtes rassomigliava, ed osservando più attentamente, ho potuto persuadermi essere veramente essa.>>
E’ questo un brano della lettera, datata 14 dicembre 1858, nella quale Alessio Malinverni, giovane appassionato di botanica, riferiva a Vincenzo Cesati, illustre botanico, allora residente a Vercelli , delle fasi legate alla prima individuazione in assoluto della pteridofita Isoëtes malinverniana, già da lui il giorno prima rinvenuta presso Greggio. E non fu quella una scoperta da poco! Infatti questa specie risulta essere l’unica pianta endemica della Pianura Padana, con un areale peraltro limitato a pochi luoghi del Canavese, Biellese, Vercellese, Novarese e Pavese. Nell’allegato B del Regolamento di attuazione della direttiva CEE 92/43, l’Isoëtes è definita “pianta di interesse comunitario”. Proprio in prossimità del Parco se ne rinvengono i popolamenti più consistenti e non c’è stagione in cui studiosi italiani ed esteri vi si rechino a osservarla. Però il sito ove la pianta ha la maggiore diffusione, la Roggia del Mulino, tra Oldenico e Albano, rientra solo per un brevissimo tratto entro i confini del Parco, per cui sarebbe auspicabile una revisione della perimetrazione dell’area a tutela.
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